Storia
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Porta Nuova

È una monumentale porta di Verona fatta erigere tra il 1532 ed il 1540 su progetto dell'architetto Michele Sanmicheli; oltre che al genio di Sanmicheli, la struttura e la forma architettonica della porta è dovuta alle concezioni strategiche ed urbanistiche del Capitano Generale Francesco Maria Della Rovere. Il Duca di Urbino voleva che le porte fossero “in luogo aperto e per il dritto fra due belloardi”, e non “incantonate e in rivolture” come quelle di Ferrara. Voleva anche che al centro della cortina tra due bastioni vi fosse un cavaliere, sul quale posizionare le artiglierie. Questo, secondo Maffei, sarebbe “il primo esempio di far che la porta serva insieme di Cavaliero”. Il ruolo militare della porta determina lo spessore dei muri e dei pilastri, in grado di resistere al contraccolpo dei cannoni, l’ampiezza necessaria alla manovra dei pezzi e l’altezza contenuta. La facciata, con il classico schema dell’arco trionfale con portale maggiore centrale, non sporge dalle mura come in altre porte venete. Anche l’aspetto severo, con la combinazione dell’ordine dorico con il bugnato, riflette il carattere militare dell’opera.
Lo schema dell’arco trionfale, come in tutte le porte venete del primo cinquecento, il Giove Ammone, con le corna, della chiave di volta, i grandi blocchi di pietra bugnata dell’interno: tutto richiama l’architettura romana e i monumenti della Verona romana, l’Arena soprattutto ma anche l’arco di Giove che esisteva tra il Corso Porta Borsari e via Quattro Spade. Le scelte formali del Sanmicheli vanno al di là di una celebrazione cittadina ed evidenziano l’intero programma politico della Repubblica Veneta, nuova Roma, che vuole “munire et ornare” le città del suo dominio. La collocazione della porta sul principale asse stradale di accesso alla città ha comportato, fin dall’800, problemi di traffico. La porta sanmicheliana aveva un unico fornice centrale che il 6 maggio 1848 (battaglia di Santa Lucia) si rivelò insufficiente al momento della sortita per il contrattacco. Anche il traffico civile aveva bisogno di un nuovo passaggio. Nel 1854, la data si legge sugli stemmi laterali, fu aperto il fornice di destra (entrando); l’arco sinistro, costruito per ragioni di simmetria, rimase cieco fino al 1900. L’apertura dei tre fornici fu risolta con l’allargamento della facciata sanmicheliana, con il rivestimento in pietra e il bugnato ad incorniciare le nuove arcate. Nel prospetto verso la città le nuove aperture sostituirono le finestre degli stanzoni laterali.

Porta Nuova non è accessibile all’interno.

La contromina

“Il nome delle contramine per se stesso è chiaro, non essendo altro che quella opposizione che si fa contro le mine, che sono cave sotto terra piene di polvere, per mandare in aria le fortezze” (Tensini) Sotto Porta Nuova, alla base della cortina tra i bastioni di SS. Trinità e Riformati, corre un lungo tratto di galleria di contromina. Vi si accede da due rampe rettilinee ai lati della porta. E’ alta meno di 2 metri, larga 1, con volta di mattoni nella quale si sprono ad intervalli regolari gli sfiati per l’aerazione. Il tratto più interessante è quello verso i Riformati, che incrocia la poterna del bastione asburgico. Il collegamento tra i due tunnel, in origine non comunicanti, è stato ricavato durante la seconda guerra mondiale per un rifugio antiaereo; ora una scala metallica, collocata in occasione dei lavori del 2001, e una porta aperta nel muro di calcestruzzo del bunker consentono di uscire sul bastione. Al di sotto, la galleria prosegue fino alla diramazione sul perimetro del bastione, interrata dopo pochi metri, mentre il tratto in salita, solo parzialmente interrato, raggiunge l’antica poterna di accesso alla piazza bassa dell’opera sanmicheliana. La galleria è stata esplorata dal GASV, Gruppo speleoarcheologico veronese, che ha realizzato rilievi e misurazioni.